mercoledì 31 ottobre 2012

Educare gli adulti alla fede… per la famiglia, il lavoro e la festa

Bari, 25-28 ottobre 2012

PROSPETTIVE

  • Vivere con fede il momento presente
Abbiamo iniziato il convegno con le parole di Gesù: «Voi siete il sale della terra» (Mt 5,13) e con l’invito del Santo Padre Benedetto XVI a recarci come la samaritana al pozzo per ascoltare Gesù, credere in Lui e attingere l’acqua viva della fede1. Siamo stati coinvolti in momenti belli di fraternità, vissuti nelle celebrazioni eucaristiche e nell’ascolto della Parola, che il sapiente commento di Dom Giulio Meiattini ha fatto risuonare nei nostri cuori con freschezza nuova.
Ci siamo inseriti sulla scia della proposta della Conferenza Episcopale Italiana di riflettere e agire in modo rinnovato sul tema dell’educazione degli adulti, come impegno prevalente dell’attuale decennio. Lo sfondo di ogni nostra proposta è l’azione di evangelizzazione che parte da un cuore rinnovato dall’incontro reale con il Signore Gesù affinché gli adulti «siano educatori e testimoni per le nuove generazioni»2 e siano capaci di assumersi «nuove responsabilità nel campo del lavoro, della famiglia e della società»3.
Nel contesto dell’Anno della fede, questi giorni ci hanno portato a riscoprire lo stile cristiano dell’affrontare i problemi vissuti attraverso l’ascolto della Parola nella Chiesa, nella bellezza e nella responsabilità di riporre al centro Dio come protagonista assoluto della nostra vita, sia a livello personale e comunitario, sottolineando anche il valore sociale della Domenica.
I lavori del convegno hanno considerato la famiglia, il lavoro e la festa come realtà fondamentali da riscoprire come luoghi educativi. In essi occorre far crescere la persona umana verso la maturità nella fede, quale esperienza autentica di dignità, libertà, responsabilità e generatività. Le analisi offerte dagli esperti hanno posto in evidenza il delicato momento storico che stiamo vivendo: alla profondità dei problemi che ci coinvolgono, rispondiamo con il nostro essere all’altezza del Vangelo che professiamo. Accogliendo il dono di Dio, la fede nel Signore Gesù, diventiamo noi stessi speranza e dono nella carità e nella verità per tutti gli uomini.

  • La precarietà nel lavoro non diventi precarietà nella vita
I tempi della nostra vita quotidiana, del lavoro e della festa, coinvolgono le nostre famiglie e diventano a loro volta generatori di una vita buona del Vangelo se vissuti nella responsabilità, nella comunione, nel prendersi cura gli uni degli altri, nel far scaturire la gratuità e il dono di sé dalle proprie scelte.
Dirsi e dire la verità su alcuni fenomeni sociali che hanno diretta attinenza all’ambito educativo è la condizione imprescindibile per affrontare quella “precarietà” della vita che non riguarda solo il lavoro, ma sta diventando sempre più la cifra per comprendere il vissuto profondo sperimentato oggi nelle diverse fasi della vita. Sono state ricordate le parole del Card. Angelo Bagnasco che meglio identificano questa dimensione: «Il precariato indica chiaramente una fragilità sociale, ma sta diventando una malattia dell’anima: la disoccupazione o inoccupazione sono gli approdi da una parte più aborriti, e dall’altra quelli a cui ci si adatta pigramente, con il rischio di non sperare, di non cercare, di non tentare più. La mancanza di un reddito affidabile rende impossibile pianificare il futuro con un margine di tranquillità, e realizzare pur gradualmente nel tempo il sogno di una vita autonoma e regolare. Sappiamo che questa condizione è il risultato di tante responsabilità e di decenni di una cultura finta, che ha seminato illusioni e esaltato l’apparenza; ma sia chiaro che la Chiesa è vicina a questi giovani, li sente più figli che mai, anche se alcuni di loro la deridono o non si fidano. Siamo con questi giovani perché è intollerabile lo sperpero antropologico di cui, loro malgrado, sono attori. Siamo vicini perché non si spenga la speranza e non venga meno il coraggio»4.
Tanta riflessione ha occupato il mondo giovanile che per crescere in modo armonico ha bisogno di adulti formati e capaci di accompagnarli nella delicata fase dell’orientamento. Queste parole ci richiamano lo stile dei discepoli di Emmaus (cfr. Lc 24) che sono accompagnati e ri-orientati sapientemente dal Signore in un momento di confusione e fuga dalla realtà.
L’incertezza giovanile può essere affrontata solo mettendosi accanto ai giovani. Significativa è l’esperienza del Progetto Policoro che attiva, sostiene e narra la fiducia e la speranza in un cambiamento di vita attraverso il lavoro, e permette a ogni giovane di rialzarsi dalla paralisi che lo blocca. Non a caso l’icona del Progetto è quella di Pietro e Giovanni che guariscono un paralitico nel nome di Gesù (cfr At 3,1-10). Paralitico è oggi ogni giovane e ogni adulto che è incapace di rialzarsi da sé e mendica un posto di lavoro, che è come mendicare la propria dignità di persona. C’è bisogno di comunità adulte nella fede che sappiano far crescere e sappiano farsi carico di ogni persona aiutandola a “crearsi” il proprio sbocco lavorativo, che diventa poi possibilità di mettere su famiglia e generare figli.

  • Insieme per la vita, il lavoro, la famiglia e la festa
I diversi soggetti che hanno preso parte al convegno dicono anzitutto che di fronte ai problemi occorre mettersi insieme per trovare adeguate prospettive di impegno comune. Bellissimo a tale riguardo il testo di Qoelet: «Meglio essere in due che uno solo, perché otterranno migliore compenso per la loro fatica. Infatti, se cadono, l’uno rialza l’altro. Guai invece a chi è solo: se cade, non ha nessuno che lo rialzi» (4,9-10). È necessario stare insieme, uno accanto all’altro, per vivere in pienezza la responsabilità della carità reciproca, che infonde coraggio e fiducia e fa crescere nella fede e nella vita.
In questo cammino unitario, che deve coinvolgere sempre più la pastorale sociale e la pastorale familiare, sono da prendere come riferimento per un’azione, che favorisca una crescita autentica verso l’essere adulti nella fede, le dimensioni sottolineate da S.E. Mons. Mariano Crociata nel suo intervento: privilegiare la dimensione contemplativa, siamo anzitutto figli della Chiesa nel Figlio, che adorano nello Spirito del Padre; coltivare le relazioni a tutti i livelli e nei diversi ambiti della vita per renderla buona, bella e vera; esercitare il discernimento comunitario prendendo come riferimento la Parola e il patrimonio prezioso della Dottrina Sociale della Chiesa.
Frequente è stato il richiamo a nuovi stili di vita capaci di generare attenzione alla persona, solidarietà e sussidiarietà, responsabilità e impegno per il bene comune. Eloquenti a tal proposito sono state le immagini usate per descrivere tre possibili approcci relativi alle scelte delle persone, delle famiglie e delle comunità del nostro tempo: la formica che vive il presente progettando il futuro, la cicala che sogna un futuro sganciato dal presente, la cavalletta che divora tutto il futuro nel presente. In un mondo profondamente cambiato da una crisi che ci porterà a vivere diversamente dal recente passato, siamo tutti chiamati a vivere “lo stile della formica”, che provvede oggi al suo futuro e a quello degli altri.
Impegniamoci ad affermare «con rinnovata convinzione l’inviolabilità della vita umana in ogni sua fase e in ogni sua condizione, la dignità della persona e l’insostituibile missione della famiglia, nella quale si educa all’amore per il prossimo e al rispetto della natura»5.
Insieme, nei laboratori tematici, abbiamo iniziato il cammino verso la 47ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, che avrà come tema “Famiglia: speranza e futuro per la società italiana” (Torino, 12-15 settembre 2013). È stato un momento certamente arricchente, ma impegnativo soprattutto in riferimento alla complessità dei problemi che sono stati identificati come centrali per un riposizionamento al centro della vita sociale della famiglia, come generatore insostituibile di occasioni educative verso lo stadio della vita adulta e come opportunità di crescita nella speranza e nella solidarietà reciproca tra le diverse regioni dell’unico intero Paese.
Al fine di continuare la collaborazione tra pastorale sociale e pastorale familiare, un momento propizio da valorizzare nelle nostre diocesi, è la 35ª Giornata Nazionale per la vita, che si celebrerà il 3 febbraio 2013. Il testo del Messaggio “Generare la vita vince la crisi”, che il Consiglio Episcopale Permanente ha affidato alle nostre comunità ecclesiali, può essere occasione propizia per incontri diocesani comuni tra le due pastorali, anche in vista di un cammino e una partecipazione unitaria alla prossima Settimana Sociale: «Il volto di un popolo si plasma in famiglia»6.
Il Signore Gesù cresciuto nella Casa di Nazaret ci aiuti a vivere in pienezza il nostro lavoro, la santità nelle nostre famiglie e la gioia della festa nella Chiesa.

d. Angelo Casile
1 Cfr. Benedetto XVI, Lettera apostolica Porta Fidei, 11 ottobre 2011, n. 3.
2 Conferenza Episcopale Italiana, Orientamenti pastorali Educare alla vita buona del Vangelo, 4 ottobre 2010, n. 39.
3 Educare alla vita buona del Vangelo, n. 55.
4 Card. Angelo Bagnasco, Prolusione al Consiglio Episcopale Permanente, 24 settembre 2012.
5 Benedetto XVI, Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato. Messaggio per la XLIII Giornata Mondiale della Pace 2010, n. 12.
6 Educare alla vita buona del Vangelo, n. 56.

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