mercoledì 31 ottobre 2012

Famiglia e libertà educativa Nella relazione educativa è importante armonizzare autorità e libertà evitando gli eccessi dell’autoritarismo e del permissivismo, della scarsa cura e degli atteggiamenti possessivi. È importante incentivare la responsabilità genitoriale e sostenere l’esercizio della funzione educativa in famiglia, creando spazi d’ascolto e dialogo tra genitori e figli, resi difficili di ritmi frenetici della vita moderna. La libertà educativa è un bene comune da promuovere e tutelare, valore irrinunciabile per una società democratica e pluralista. Alla scuola paritaria va riconosciuto il carattere di servizio pubblico in quanto rende effettivamente possibile la scelta educativa delle famiglie attraverso un progetto educativo che offre un ricco patrimonio culturale alle nuove generazioni. I pubblici poteri, in base al principio di sussidiarietà, devono tutelare una reale ed effettiva libertà nelle e delle istituzioni scolastiche. La famiglia, come soggetto sociale e punto d’incontro tra pubblico e privato, è portatrice di una responsabilità educativa. Avvertendo la poca partecipazione delle famiglie alla vita sociale, si auspica un patto di corresponsabilità e un’alleanza educativa tra famiglia, scuola, Chiesa e altre agenzie educative. Città e famiglia: l’abitare Occorre incentivare una mobilità pubblica sostenibile anche prendendo a modello esempi virtuosi di città europee. È importante ridare dignità agli spazi pubblici e alle famiglie attraverso nuove strutture edilizie che non favoriscano la loro segregazione. Il nostro abitare riflette la nostra vita: bisogna prendersi cura del luogo che si abita perché significa prendersi cura del creato. Affrontare la crisi ambientale perché le nostre città producono l’8% dei gas serra. Questo dovrà passare attraverso la responsabilizzazione delle persone. Serve un impegno contro l’individualismo e per favorire la collettività e di conseguenza una maggiore partecipazione alla democrazia in un’ottica partecipativa della res publica. Sostenere le famiglie nell’acquisto consapevole dei beni e servizi. Don Tonino Bello ci ricorda: “Il cristiano denuncia, rinuncia e annuncia”. Famiglia e welfare La famiglia può diventare modello per un nuovo welfare, superando il welfare state in favore di una welfare society che presupponga una serie di soluzioni integrate che coinvolgano le comunità cristiane, il terzo settore e la politica, prestando maggiore attenzione al benessere condiviso. Le comunità cristiane possono dare il loro contributo ripensando alla pastorale familiare come educazione alla fede, alla testimonianza di nuovi stili di vita, e pure educare all’esperienza della croce. Passare “dalle buone prediche alle buone pratiche”. Famiglia e fisco Manca una cultura della famiglia a tutti i livelli: la questione fiscale ne è una parte importante e mette in particolare evidenza la necessità di riconoscere la famiglia “bene comune”. Eppure ancora non si considera a sufficienza il valore sociale delle relazioni familiari, in particolare i figli a carico – che sono le future generazioni del Paese – non vengono riconosciuti nella loro natura di bene sociale. Oggi in Italia il sistema fiscale penalizza le famiglie con figli a carico. Si tratta di una questione di mancanza di equità che disattende il dettato costituzionale. Va introdotto un sistema basato non solo sull’equità verticale (progressività dell’imposizione), ma anche sull’equità orizzontale, che a parità di reddito percepito renda conto del numero dei componenti del nucleo familiare per determinare il reddito imponibile (ad esempio adottando il meccanismo del “Fattore famiglia” proposto dal Forum delle associazioni familiari). Famiglia e impresa-lavoro Oggi viviamo una situazione di crisi, ma più precisamente di precarietà. Una precarietà cui siamo chiamati a rispondere in modo concreto non solo in vista della Settimana Sociale di Torino, ma in generale per migliorare tutto il lavoro della pastorale sociale, della pastorale familiare, della pastorale giovanile e di chi si occupa di tali problemi. Bisogna educare gli adulti e i giovani a una nuova concezione del lavoro. Il lavoro, infatti, oggi ha assunto significati del tutto diversi rispetto al passato ed è proprio per questo che bisogna reinventarsi: ogni lavoro è dignitoso. Vi sono esperienze di auto-imprenditorialità, come pure lavoratori dipendenti che vivono profonde trasformazioni. Esistono lavoratori che hanno notevoli privilegi a discapito di altri che hanno poca tutela, altri che hanno perso il lavoro in età adulta e non riescono più a rientrare nel mondo occupazionale. Non è un piangerci addosso, ma rilevare i problemi per cercare di risolverli con speranza e la voglia di fare e di rialzarci che ci caratterizza. a cura di Francesco Rossi

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