Sito dell'Ufficio pastorale per i Problemi Sociali e il Lavoro - Giustizia e Pace - Salvaguardia del Creato della Diocesi di Savona - Noli
venerdì 2 novembre 2012
La Segreteria
I membri della Segreteria dell'Ufficio PSL: CALCAGNO Umberto, Savona - CESTINO Carlo, Savona - FACELLI Danilo, Celle L. - FORNI Beppe, Savona (Responsabile) - FOSSATI Pier Giorgio, Savona - GANDALINI Gianluca, Savona - GUGLIELMI Alessio, Savona - LANZA Paola, Savona - MASI Giorgio, Savona (Responsabile) - PUGI Enrico, Savona - TORELLO Giancarlo, Savona (Responsabile) - SOLIMINI Paolo, Savona
mercoledì 31 ottobre 2012
Famiglia e libertà educativa
Nella relazione educativa è importante armonizzare autorità e libertà evitando gli eccessi dell’autoritarismo e del permissivismo, della scarsa cura e degli atteggiamenti possessivi. È importante incentivare la responsabilità genitoriale e sostenere l’esercizio della funzione educativa in famiglia, creando spazi d’ascolto e dialogo tra genitori e figli, resi difficili di ritmi frenetici della vita moderna.
La libertà educativa è un bene comune da promuovere e tutelare, valore irrinunciabile per una società democratica e pluralista. Alla scuola paritaria va riconosciuto il carattere di servizio pubblico in quanto rende effettivamente possibile la scelta educativa delle famiglie attraverso un progetto educativo che offre un ricco patrimonio culturale alle nuove generazioni. I pubblici poteri, in base al principio di sussidiarietà, devono tutelare una reale ed effettiva libertà nelle e delle istituzioni scolastiche.
La famiglia, come soggetto sociale e punto d’incontro tra pubblico e privato, è portatrice di una responsabilità educativa. Avvertendo la poca partecipazione delle famiglie alla vita sociale, si auspica un patto di corresponsabilità e un’alleanza educativa tra famiglia, scuola, Chiesa e altre agenzie educative.
Città e famiglia: l’abitare
Occorre incentivare una mobilità pubblica sostenibile anche prendendo a modello esempi virtuosi di città europee. È importante ridare dignità agli spazi pubblici e alle famiglie attraverso nuove strutture edilizie che non favoriscano la loro segregazione. Il nostro abitare riflette la nostra vita: bisogna prendersi cura del luogo che si abita perché significa prendersi cura del creato.
Affrontare la crisi ambientale perché le nostre città producono l’8% dei gas serra. Questo dovrà passare attraverso la responsabilizzazione delle persone.
Serve un impegno contro l’individualismo e per favorire la collettività e di conseguenza una maggiore partecipazione alla democrazia in un’ottica partecipativa della res publica. Sostenere le famiglie nell’acquisto consapevole dei beni e servizi. Don Tonino Bello ci ricorda: “Il cristiano denuncia, rinuncia e annuncia”.
Famiglia e welfare
La famiglia può diventare modello per un nuovo welfare, superando il welfare state in favore di una welfare society che presupponga una serie di soluzioni integrate che coinvolgano le comunità cristiane, il terzo settore e la politica, prestando maggiore attenzione al benessere condiviso.
Le comunità cristiane possono dare il loro contributo ripensando alla pastorale familiare come educazione alla fede, alla testimonianza di nuovi stili di vita, e pure educare all’esperienza della croce. Passare “dalle buone prediche alle buone pratiche”.
Famiglia e fisco
Manca una cultura della famiglia a tutti i livelli: la questione fiscale ne è una parte importante e mette in particolare evidenza la necessità di riconoscere la famiglia “bene comune”. Eppure ancora non si considera a sufficienza il valore sociale delle relazioni familiari, in particolare i figli a carico – che sono le future generazioni del Paese – non vengono riconosciuti nella loro natura di bene sociale.
Oggi in Italia il sistema fiscale penalizza le famiglie con figli a carico. Si tratta di una questione di mancanza di equità che disattende il dettato costituzionale. Va introdotto un sistema basato non solo sull’equità verticale (progressività dell’imposizione), ma anche sull’equità orizzontale, che a parità di reddito percepito renda conto del numero dei componenti del nucleo familiare per determinare il reddito imponibile (ad esempio adottando il meccanismo del “Fattore famiglia” proposto dal Forum delle associazioni familiari).
Famiglia e impresa-lavoro
Oggi viviamo una situazione di crisi, ma più precisamente di precarietà. Una precarietà cui siamo chiamati a rispondere in modo concreto non solo in vista della Settimana Sociale di Torino, ma in generale per migliorare tutto il lavoro della pastorale sociale, della pastorale familiare, della pastorale giovanile e di chi si occupa di tali problemi. Bisogna educare gli adulti e i giovani a una nuova concezione del lavoro.
Il lavoro, infatti, oggi ha assunto significati del tutto diversi rispetto al passato ed è proprio per questo che bisogna reinventarsi: ogni lavoro è dignitoso.
Vi sono esperienze di auto-imprenditorialità, come pure lavoratori dipendenti che vivono profonde trasformazioni. Esistono lavoratori che hanno notevoli privilegi a discapito di altri che hanno poca tutela, altri che hanno perso il lavoro in età adulta e non riescono più a rientrare nel mondo occupazionale. Non è un piangerci addosso, ma rilevare i problemi per cercare di risolverli con speranza e la voglia di fare e di rialzarci che ci caratterizza.
a cura di Francesco Rossi
Educare gli adulti alla fede… per la famiglia, il lavoro e la festa
Bari,
25-28 ottobre 2012
PROSPETTIVE
- Vivere con fede il momento presente
Abbiamo
iniziato il convegno con le parole di Gesù: «Voi siete il sale
della terra» (Mt 5,13) e con l’invito del Santo Padre
Benedetto XVI a recarci come la samaritana al pozzo per ascoltare
Gesù, credere in Lui e attingere l’acqua viva della fede1.
Siamo stati coinvolti in momenti belli di fraternità, vissuti nelle
celebrazioni eucaristiche e nell’ascolto della Parola, che il
sapiente commento di Dom Giulio Meiattini ha fatto risuonare nei
nostri cuori con freschezza nuova.
Ci
siamo inseriti sulla scia della proposta della Conferenza Episcopale
Italiana di riflettere e agire in modo rinnovato sul tema
dell’educazione degli adulti, come impegno prevalente dell’attuale
decennio. Lo sfondo di ogni nostra proposta è l’azione di
evangelizzazione che parte da un cuore rinnovato dall’incontro
reale con il Signore Gesù affinché gli adulti «siano educatori e
testimoni per le nuove generazioni»2
e siano capaci di assumersi «nuove responsabilità nel campo del
lavoro, della famiglia e della società»3.
Nel
contesto dell’Anno della fede, questi giorni ci hanno
portato a riscoprire lo stile cristiano dell’affrontare i problemi
vissuti attraverso l’ascolto della Parola nella Chiesa, nella
bellezza e nella responsabilità di riporre al centro Dio come
protagonista assoluto della nostra vita, sia a livello personale e
comunitario, sottolineando anche il valore sociale della Domenica.
I
lavori del convegno hanno considerato la famiglia, il lavoro e la
festa come realtà fondamentali da riscoprire come luoghi educativi.
In essi occorre far crescere la persona umana verso la maturità
nella fede, quale esperienza autentica di dignità, libertà,
responsabilità e generatività. Le analisi offerte dagli esperti
hanno posto in evidenza il delicato momento storico che stiamo
vivendo: alla profondità dei problemi che ci coinvolgono,
rispondiamo con il nostro essere all’altezza del Vangelo che
professiamo. Accogliendo il dono di Dio, la fede nel Signore Gesù,
diventiamo noi stessi speranza e dono nella carità e nella verità
per tutti gli uomini.
- La precarietà nel lavoro non diventi precarietà nella vita
I
tempi della nostra vita quotidiana, del lavoro e della festa,
coinvolgono le nostre famiglie e diventano a loro volta generatori di
una vita buona del Vangelo se vissuti nella responsabilità, nella
comunione, nel prendersi cura gli uni degli altri, nel far scaturire
la gratuità e il dono di sé dalle proprie scelte.
Dirsi
e dire la verità su alcuni fenomeni sociali che hanno diretta
attinenza all’ambito educativo è la condizione imprescindibile per
affrontare quella “precarietà” della vita che non riguarda solo
il lavoro, ma sta diventando sempre più la cifra per comprendere il
vissuto profondo sperimentato oggi nelle diverse fasi della vita.
Sono state ricordate le parole del Card. Angelo Bagnasco che meglio
identificano questa dimensione: «Il precariato indica chiaramente
una fragilità sociale, ma sta diventando una malattia dell’anima:
la disoccupazione o inoccupazione sono gli approdi da una parte più
aborriti, e dall’altra quelli a cui ci si adatta pigramente, con il
rischio di non sperare, di non cercare, di non tentare più. La
mancanza di un reddito affidabile rende impossibile pianificare il
futuro con un margine di tranquillità, e realizzare pur gradualmente
nel tempo il sogno di una vita autonoma e regolare. Sappiamo che
questa condizione è il risultato di tante responsabilità e di
decenni di una cultura finta, che ha seminato illusioni e esaltato
l’apparenza; ma sia chiaro che la Chiesa è vicina a questi
giovani, li sente più figli che mai, anche se alcuni di loro la
deridono o non si fidano. Siamo con questi giovani perché è
intollerabile lo sperpero antropologico di cui, loro malgrado, sono
attori. Siamo vicini perché non si spenga la speranza e non venga
meno il coraggio»4.
Tanta
riflessione ha occupato il mondo giovanile che per crescere in modo
armonico ha bisogno di adulti formati e capaci di accompagnarli nella
delicata fase dell’orientamento. Queste parole ci richiamano lo
stile dei discepoli di Emmaus (cfr. Lc 24) che sono
accompagnati e ri-orientati sapientemente dal Signore in un momento
di confusione e fuga dalla realtà.
L’incertezza
giovanile può essere affrontata solo mettendosi accanto ai giovani.
Significativa è l’esperienza del Progetto Policoro che attiva,
sostiene e narra la fiducia e la speranza in un cambiamento di vita
attraverso il lavoro, e permette a ogni giovane di rialzarsi dalla
paralisi che lo blocca. Non a caso l’icona del Progetto è quella
di Pietro e Giovanni che guariscono un paralitico nel nome di Gesù
(cfr At 3,1-10). Paralitico è oggi ogni giovane e ogni adulto
che è incapace di rialzarsi da sé e mendica un posto di lavoro, che
è come mendicare la propria dignità di persona. C’è bisogno di
comunità adulte nella fede che sappiano far crescere e sappiano
farsi carico di ogni persona aiutandola a “crearsi” il proprio
sbocco lavorativo, che diventa poi possibilità di mettere su
famiglia e generare figli.
- Insieme per la vita, il lavoro, la famiglia e la festa
I
diversi soggetti che hanno preso parte al convegno dicono anzitutto
che di fronte ai problemi occorre mettersi insieme per trovare
adeguate prospettive di impegno comune. Bellissimo a tale riguardo il
testo di Qoelet: «Meglio essere in due che uno solo, perché
otterranno migliore compenso per la loro fatica. Infatti, se cadono,
l’uno rialza l’altro. Guai invece a chi è solo: se cade, non ha
nessuno che lo rialzi» (4,9-10). È necessario stare insieme, uno
accanto all’altro, per vivere in pienezza la responsabilità della
carità reciproca, che infonde coraggio e fiducia e fa crescere nella
fede e nella vita.
In
questo cammino unitario, che deve coinvolgere sempre più la
pastorale sociale e la pastorale familiare, sono da prendere come
riferimento per un’azione, che favorisca una crescita autentica
verso l’essere adulti nella fede, le dimensioni sottolineate da
S.E. Mons. Mariano Crociata nel suo intervento: privilegiare la
dimensione contemplativa, siamo anzitutto figli della Chiesa nel
Figlio, che adorano nello Spirito del Padre; coltivare le relazioni a
tutti i livelli e nei diversi ambiti della vita per renderla buona,
bella e vera; esercitare il discernimento comunitario prendendo come
riferimento la Parola e il patrimonio prezioso della Dottrina Sociale
della Chiesa.
Frequente
è stato il richiamo a nuovi stili di vita capaci di generare
attenzione alla persona, solidarietà e sussidiarietà,
responsabilità e impegno per il bene comune. Eloquenti a tal
proposito sono state le immagini usate per descrivere tre possibili
approcci relativi alle scelte delle persone, delle famiglie e delle
comunità del nostro tempo: la formica che vive il presente
progettando il futuro, la cicala che sogna un futuro sganciato dal
presente, la cavalletta che divora tutto il futuro nel presente. In
un mondo profondamente cambiato da una crisi che ci porterà a vivere
diversamente dal recente passato, siamo tutti chiamati a vivere “lo
stile della formica”, che provvede oggi al suo futuro e a quello
degli altri.
Impegniamoci
ad affermare «con rinnovata convinzione l’inviolabilità della
vita umana in ogni sua fase e in ogni sua condizione, la dignità
della persona e l’insostituibile missione della famiglia, nella
quale si educa all’amore per il prossimo e al rispetto della
natura»5.
Insieme,
nei laboratori tematici, abbiamo iniziato il cammino verso la 47ª
Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, che avrà come tema
“Famiglia: speranza e futuro per la società italiana” (Torino,
12-15 settembre 2013). È stato un momento certamente arricchente, ma
impegnativo soprattutto in riferimento alla complessità dei problemi
che sono stati identificati come centrali per un riposizionamento al
centro della vita sociale della famiglia, come generatore
insostituibile di occasioni educative verso lo stadio della vita
adulta e come opportunità di crescita nella speranza e nella
solidarietà reciproca tra le diverse regioni dell’unico intero
Paese.
Al
fine di continuare la collaborazione tra pastorale sociale e
pastorale familiare, un momento propizio da valorizzare nelle nostre
diocesi, è la 35ª Giornata Nazionale per la vita, che si celebrerà
il 3 febbraio 2013. Il testo del Messaggio “Generare la vita vince
la crisi”, che il Consiglio Episcopale Permanente ha affidato alle
nostre comunità ecclesiali, può essere occasione propizia per
incontri diocesani comuni tra le due pastorali, anche in vista di un
cammino e una partecipazione unitaria alla prossima Settimana
Sociale: «Il volto di un popolo si plasma in famiglia»6.
Il
Signore Gesù cresciuto nella Casa di Nazaret ci aiuti a vivere in
pienezza il nostro lavoro, la santità nelle nostre famiglie e la
gioia della festa nella Chiesa.
d.
Angelo Casile
2
Conferenza Episcopale Italiana, Orientamenti pastorali Educare
alla vita buona del Vangelo,
4 ottobre 2010, n. 39.
5
Benedetto XVI, Se
vuoi coltivare la
pace, custodisci il creato.
Messaggio per la
XLIII Giornata Mondiale della Pace 2010, n. 12.
mercoledì 15 febbraio 2012
ETICA, SVILUPPO E FINANZA
C’era
un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni
banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla
sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che
cadeva dalla mensa del ricco… (Lc 16, 19-21).
L’immagine con cui si
apre la parabola di Lazzaro e del ricco epulone è purtroppo
una perfetta descrizione del mondo in cui viviamo: da una
parte i popoli dell’abbondanza, il 20% dell’umanità che dispone
dell’80% delle risorse del pianeta; dall’altra la smisurata
moltitudine di poveri, senza nome e senza volto, che non hanno di che
soddisfare le più elementari esigenze vitali. Su una popolazione
mondiale di circa 6,5 miliardi di persone, più della metà vive nel
gruppo dei Paesi «a basso reddito», soltanto 900 milioni abitano
nei Paesi «ad alto reddito» e il resto nei Paesi «a medio
reddito». 1,3 miliardi di persone «vivono» con meno di 1 dollaro
al giorno e 3 miliardi con meno di 2 dollari al giorno!
Queste intollerabili
sperequazioni all’interno della famiglia umana interpellano
ogni uomo e con particolare intensità ogni credente, spingendo alla
ricerca delle cause e soprattutto di azioni capaci di porvi rimedio.
Non si tratta soltanto della «convenienza» di ridurre queste
distanze, ma di un imperativo etico che vede nelle ferite alla
dignità di tanti uomini e donne una lesione alla dignità della
vita nel suo complesso. Di fronte a tale imperativo, è
inevitabile un richiamo alla corresponsabilità di tutti: la
responsabilità di ogni uomo nell’assumere comportamenti coerenti
con questo dettato, e la responsabilità di promuovere relazioni
sociali, economiche e politiche che salvaguardino la dignità della
vita umana e contribuiscano a realizzare un umanesimo plenario e
planetario. Tale richiamo è particolarmente attuale, in un mondo in
cui la globalizzazione e l’interdipendenza rendono visibile ogni
conseguenza delle azioni dell’uomo. Come leggiamo nella Populorum
progressio: «Lo sviluppo integrale dell’uomo non può aver
luogo senza lo sviluppo solidale dell’umanità» (n. 43).
È dunque compito dei
credenti — in collaborazione con tutti gli uomini e donne di buona
volontà — contribuire alla comprensione dei meccanismi sociali
ed economici che hanno come conseguenza la violazione della
dignità dell’uomo, per individuare, con fatica e non senza
contraddizioni, obiettivi, mezzi e forme organizzative per apportare
i necessari correttivi. Si tratta, in altre parole, di
esercitare un dovere di cittadinanza globale, ricercando i più
corretti strumenti di valutazione perché sia possibile un confronto
aperto e inclusivo. Le scienze sociali ed economiche possono offrire
un contributo importante, nella consapevolezza degli ambiti di loro
competenza e della necessità di una complementarità con discipline
di altra natura.
La spinta ad assumersi
tale compito non può che venire dalla virtù della solidarietà.
Questa, come ha insegnato Giovanni Paolo II nella Sollicitudo rei
socialis, «non è un sentimento di vaga compassione o di
superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o
lontane. Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante di
impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di
ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti» (n.
38). La virtù della solidarietà ci spinge a porci a fianco dei
poveri del pianeta, a sentire come nostra la loro situazione di
bisogno e spesso di disperazione e a guardare al mondo dal loro punto
di vista. A loro per primi rivolgiamo la nostra attenzione, il nostro
cuore e la nostra
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parola, promettendo di
fare quanto è in nostro potere per costruire un mondo più giusto
che tuteli meglio la loro dignità.
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(Ufficio Nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro della
CEI)
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